Conoscere il Cioccolato

Citazioni

VOLERE E NON TOCCARE

Quand’ero piccola, mangiavo poco cioccolato non solo perché, mi diceva mia madre, il cioccolato fa male alla pancia, ma anche perché inconsciamente dentro di me nasceva il pensiero che avrei fatto un po’ di dispiacere a Dio. Perché la cioccolata era un puro piacere, fine a se stesso, gratuito, in fondo immeritato, io dovevo render conto a Dio. Cosa gli davo in cambio? Ecco, c’era l’idea di uno scambio. Se mangiavo tanta cioccolata, dovevo in qualche modo riparare facendo qualcosa di meno piacevole, di doveroso e necessario, possibilmente utile agli altri

Paola Mastrocola, Volere e non toccare
(articolo su “Il Foglio”, 14 luglio 2006)

LA SCOPERTA DEL CIOCCOLATO

Adesso l’acqua bolliva in paioli sospesi sopra il fuoco, il tacchino stava arrostendo e Ignacia, intenta a mescolare mandorle, uva passa e sesamo, mi fece annusare ogni spezia prima di includerla nella sua mole poblano, srappò la cannella dalla corteccia di un albero e io sentii che profumava come l’inizio dell’autunno dopo la pioggia; frantumò i petali dell’anice stellato e poi strofinò le dita sulle mie. Triturammo insieme le spezie, e il bouquet dell’anice stellato, della cannella e delle mandorle si levò davanti a noi; e mentre Ignacia faceva sciogliere il chocolatl scuro, l’aria venne resa inebriante dalla fragranza di cipolla, peperoncino e cacao.

James Runcie, La scoperta del Cioccolato
(Garzanti, pag 43)

LE ARMI E L'UOMO

- L’uomo: “A che servono le cartucce in battaglia? Io porto
sempre della cioccolata, invece: e l’ultima tavoletta
l’ho mangiata molte ore fa”
- Raina: “Cioccolata! Come! Si riempie le tasche
di dolci come un bambino, anche sul campo di battaglia?

George Bernard Shaw
(Le armi e l’uomo, atto primo, pag. 25)

LA BOTTEGA DEL CIOCCOLATO

Quando i suoi denti affondarono oltre lo strato esterno, non incontrarono, fortunatamente, un liquido, ma un ripieno compatto, di consistenza leggermente granulosa e ancora più fondente della copertura. Ogni tanto s’imbatteva in una minuscola scaglia di mandorla tostata, avvolta in un velo di croccante caramello, lampi di dolcezza nelle tenebre del cioccolato. Molto in lontananza percepiva adesso anche un sentore di liquore, ma più come assenza, così come in una notte d’estate una brezza calda fa pensare al sole, ormai scomparso da ore dietro l’orizzonte. Con un sospiro soddisfatto, Joop infilò in bocca il resto della pralina.
Philibert Schogt, La bottega del cioccolato
(Garzanti 2003, pag. 96)

COSI' FAN TUTTE

Che vita maledetta
è il far la cameriera!
Dal mattino alla sera
si fa, si suda, si lavora, e poi
di tanto che si fa nulla è per noi.
È mezz'ora che sbatto;
il cioccolatte è fatto, ed a me tocca
restar ad odorarlo a secca bocca?
Non è forse la mia come la vostra,
o garbate signore,
che a voi dessi l'essenza e a me l'odore?
Perbacco, vo' assaggiarlo!
Com'è buono!
(si forbe la bocca)
Vien gente.
O ciel, son le padrone!

(Atto primo, scena ottava di Così fan tutte, 1790, libretto di Lorenzo Da Ponte e musica di W. A. Mozart. Sulla scena la cameriera Despina, soprano, mentre prepara la colazione alla padrona Dorabella )

HISTORIA DEL MONDO NUOVO

[…] il quale [il cioccolato] più pare beveraggio da porci, che da homini. […] Il suo sapore è alquanto amaro, satia & rinfresca il corpo, però non imbriaca & questa è la migliore, & più cara mercantia che gli’Indiani stimano, dove la costumano.

Girolamo Benzoni, Historia del Mondo Nuovo
(1575, dalla edizione fac-simile del 1962 Verlagsanstalt, pag 103-104)

CHOCOLAT

C’è un fascino indescrivibile nel maneggiare anonimi blocchi di copertura grezza, nel grattugiarli a mano nei grandi paioli di ceramica – non uso mai il miscelatore elettrico – e dopo nel sciogliere, mescolare, provare ogni mossa accurata con il termometro per lo zucchero fino a quando si raggiunge la giusta gradazione di calore per ottenere la trasformazione.

Joanne Harris, Chocolat
(Garzanti, pag. 63)

CACAO

Il cacao veniva rovesciato nei truogoli a fermentare per tre giorni. Dovevamo ballare sui semi e il vischio avvolgeva i nostri piedi. Un vischio che resisteva al lavaggio e al sapone da bucato. Poi, liberato dal miele, il cacao veniva messo a seccare al sole nelle vasche. Anche lì ci ballavamo sopra e cantavamo. I nostri piedi si allargavano, le dita divaricate. Dopo otto giorni i semi di cacao diventavano scuri e profumavano di cioccolato.

Jorge Amado, Cacao
(Einaudi, pag. 54)

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